Bologna: cosa vedere in poco tempo

Oggi è lunedì e come ben sapete ormai, è il giorno che dedico a farvi conoscere una città italiana. La settimana scorsa avete scelto Bologna, e io ne sono felicissima. Così, mentre nelle stories di @ingiroconangela su Instagram e Facebook vi sto raccontando la città, vi invito a dare un’occhiata all’articolo che ho scritto subito dopo averla visitata.

Più che un articolo, questa che leggerete è una pagina di diario. Alla fine scoprirete qualcosina in più su di me, una sorta di confessione su una decisione importantissima che mi sono ritrovata a dover prendere a Novembre 2018

A differenza delle altre città che ho fotografato, mi ha preso per la gola… avvolgente, sensuale, ghiotta, tondeggiante e abbondante come il suo dialetto e le sue donne

A. De Luca
Piazza Maggiore

“La settimana scorsa sono tornata da una due giorni a Bologna, la città dotta o grassa che dir si voglia.

Sono partita con mia madre e mia sorella questa volta e, a detta loro, Bologna è assolutamente una città senza paragoni.

Ma è meglio chiamarla Città Dotta per la sua Università, la più antica del mondo occidentale o Città Grassa?

Beh, onestamente, opterei per la seconda definizione: nel capoluogo emiliano si mangia da Dio. Voi direte: “Mamma mia che noia questa con questa gastronomia!”

Forse avete ragione, ma alzi la mano, o commenti, chi non è andato a Bologna anche per il suo cibo. Suvvia, non prendiamoci in giro.

Sfido chiunque a passeggiare per gli splendidi vicoli della città vecchia senza provare l’irrefrenabile tentazione di entrare in una delle salumerie tipiche che si trovano in giro.

Io l’ho fatto e ho scelto, per la prima serata bolognese la Salumeria Simoni:  dovete assolutamente provare il tortellino al forno ripieno di Mortadella.

Il secondo giorno ho assaggiato i tortellini a pranzo, indescrivibili.

Il tagliere di salumi della Salumeria Simoni

Ma basta parlare di cibo! Bologna ha molto altro da raccontare: è una città elegante, raffinata, composta.

Se dovessi disegnarla sarebbe una signora rinascimentale, fiera e consapevole della sua bellezza così tanto da non aver bisogno di ostentarla.

I portici che percorrono l’intero perimetro del borgo antico sono stati una piacevole scoperta: quanto è bello camminare senza ombrello anche se piove? E poi non cambierei con nulla al mondo la sensazione di sentirsi riparati e al sicuro pur passeggiando in una città sconosciuta.

Se avete poco tempo dovete assolutamente vedere queste tre cose:

  1. Piazza Maggiore, la Piazza grande di Lucio Dalla. La presenza del maestro risuona in ogni angolo e in ogni dove. Piazza Grande è forse una delle più belle piazze che abbia mai visto (dopo la Grand Place, ovviamente). La Basilica di San Petronio la domina maestosa e forte, e la sua facciata “a metà” la rende riconoscibilissima. Se non sapessi che è stata costruita tre il 1300 e il 1600 direi che questa invenzione della facciata lasciata incompleta è un’ottima trovata di marketing. Vedi San Petronio, la riconosci e non la puoi dimenticare.
  2. La Finestrella di Via Piella: sarà una cavolata, ma io l’ho amata. Questo scorcio di Venezia a Bologna mi ha rallegrato la giornata e sono sicura che farebbe anche a voi lo stesso effetto.
  3. A detta delle mie due compagne di viaggio, il complesso di Santo Stefano o delle “Sette Chiese”, un luogo sospeso nel tempo.
La fontana del Nettuno

Insomma, una città da inserire assolutamente nelle mete da visitare in Italia. Ma io non ero lì per una semplice vacanza. Ho affrontato un test d’ingresso per la Bologna Business School (che ho superato con successo) per un master che avevo vinto grazie al Myllennium Award – vi ricordate la mia serata fantastica a Villa Medici a Roma?

Dovevo decidere se partire o restare qui, nella mia amata terra, e, appena tornata è stata proprio la mia terra a darmi una risposta.

Finalmente, dopo due anni di travaglio, ho ottenuto il patentino di GUIDA TURISTICA DELLA REGIONE PUGLIA, valido a livello nazionale. Posso finalmente realizzare il mio sogno di raccontare questa terra al resto del mondo. Quindi, perchè partire?

Forse di questa scelta mi pentirò, ma adesso credo che sia la più giusta. Resto qui, continuo a lavorare a Matera che nel 2019 sarà il centro dell’Europa e intanto costruisco il mio sogno.

Quindi, cara Bologna, ci rivedremo, ma non così presto!”

Vi aspetto su Instagram per continuare il nostro viaggio 🙂

TEGing Puglia: una scommessa tutta pugliese per la ripartenza

Quando ho deciso di dedicarmi al mio blog, avevo proprio intenzione di creare un luogo virtuale in cui scambiare idee, presentare progetti, parlare di turismo a 360°. Partiamo quindi da un progetto tutto Made in Puglia, una scommessa che si pone quasi come sfida in un periodo in cui l’incertezza domina, ahimè, sovrana.

L’ ospite di oggi è Paola Puzzovio, promotrice e ideatrice del progetto TEGing Puglia, acronimo per Turismo enogastronomico e solo a sentire questo nome, ho capito che avrei dovuto far parte di questo sogno, o perlomeno avrei dovuto parlarne. Ho una tesi in Turismo enogastronomico – un giorno ve ne parlerò – e credo fermamente che questa tipologia di turismo possa essere un bel trampolino di lancio per ripartire. Turismo enogastronomico non è solo buon cibo, è molto di più: è esperienza, emozione, relazione. E noi in Puglia abbiamo tutte le carte in regola per giocare un ruolo fondamentale in questo settore.

Paola tutto questo lo ha appreso in anni di esperienza sul campo. Ho avuto modo di collaborarci e posso dirvi che è una donna passionale, innamorata della sua terra, il Salento, e con una tenacia che ho visto in pochi. Non sarò io a spiegarvi i segreti di TEGing, ma sarà la stessa Paola, che ho intervistato in un tranquillo pomeriggio di inizio giugno.

Ciao Paola, parlami un po’ di te

P: “Ho cominciato per passione, inaugurando nel lontano 1999 una scuola di cucina, nonostante io mi occupassi di tutt’altro. Ho iniziato a credere fermamente che questa potesse essere la mia strada e questo mi ha portato a cominciare un’avventura in un Tour operator Incoming molto grosso. Ed è diventato questo il mio lavoro. Mi sono occupata di strutture extralberghiere fino ad approdare al turismo enogastronomico a 360°, settore nel quale penso di aver avuto un approccio pioneristico.

Ci descrivi TEGing Puglia in breve?

P: “TEGing è un nuovo modo di intendere e promuovere il turismo enogastronomico. Ci stiamo dando un’opportunità di rilancio. Inizieremo con una mappatura degli operatori turistici: cantine, masserie, guide turistiche enogastronomiche, ristoratori, formatori, esperti del settore. Ci si registra, GRATUITAMENTE, sul portale per creare una rete capillare sul territorio. Il fine è quello di creare un piano di business che permetta a tutti di generare profitto. Supporteremo i nostri associati con programmi di marketing, formazione specialistica, eventi.”

Credi che in questo periodo storico sia una buona idea partire dalle esperienze per promuovere una rinascita del settore turistico?

P: “Bisogna prima coordinarsi, fare rete e poi si può pensare ad un progetto di rilancio. Sicuramente le esperienze sono la base di partenza. Ma bisogna cercare una nicchia, come quella del turismo enogastronomico, appunto, e avvalersi di responsabili d’area che gestiscano il lavoro. L’idea è quella di arrivare in tutta la Puglia. Qui possiamo creare esperienze esclusive, possiamo fare la differenza. Partiamo da questo e a lungo termine vedremo buoni frutti.

Abbiamo già avuto il benestare della Regione Puglia e di esponenti del settore del calibro di Roberta Garibaldi/. Facciamo un esempio di cosa intendo per “operatori di qualità”: le stesse guide turistiche, come te, devono essere interessate al turismo enogastronomico. Devono specializzarsi, studiare e formarsi. E così tutte le figure che coinvolgeremo. Solo così avremo successo.”

Quattro motivi perché gli operatori turistici dovrebbero aderire al progetto TEGing

P:” Uno. TEGing è una nuova opportunità per crescere in rete, soprattutto adesso che non è il momento di restare isolati. Due. Le aziende saranno sostenute da un team di professionisti specializzati. Tre. Possiamo riscattare la nostra identità legandola a quella del territorio. Noi vendiamo emozioni, noi vendiamo noi stessi. Quattro. Partecipare è GRATUITO, basta solo iscriversi!”


Che dire di più. Voglio solo ringraziare Paola per aver voluto raccontar questo progetto e per avermi dato l’opportunità di farne parte.

Il cibo non è più soltanto un mezzo per soddisfare un bisogno, è la parte fondamentale di un racconto: il racconto della nostra terra, della nostra cultura e del nostro modo di vivere. Lo stop imposto dal Covid ci impone di pretendere gente specializzata anche nel turismo e nel marketing del territorio. Non si può lasciare nulla al caso e partire dall’enogastronomia può davvero essere una prima ancora di salvezza.

Ci vogliono coraggio, passione, determinazione e tanto, tanto amore. Invito gli operatori del settore ad entrare nel progetto TEGing Puglia, non ve ne pentirete.

Per convincervi, vi lascio il link al Rapporto sul Turismo Enogastronomico, dove potrete leggere i numeri e le statistiche del settore.

Voglia di Puglia: Mini Guida di Lecce

La terza mini guida la pubblico con un giorno di ritardo. Però sono giustificata: andiamo a Lecce e preparare un articolo su questa città non è affatto semplice.

Lecce è, senza esagerare, una delle più belle città d’arte del Sud. Io amo il color miele dei muri dei palazzi del suo centro storico. Un color miele che è parte integrante, grazie ad abili giochi di luce ed ombra, di quella grande macchina delle decorazioni barocche che rendono Lecce una città ricca di fascino e cultura.

Molte riviste e guide la definiscono la “Firenze del Sud“, ma a me questi paragoni non piacciono molto. Ogni città ha la sua anima e Lecce non ha bisogno di assomigliare ad un’altra per essere presa in considerazione. Le sue antichissime origini messapiche e i resti archeologici della dominazione romana si mescolano infatti alla ricchezza e all’esuberanza del barocco, tipicamente seicentesco, delle chiese e dei palazzi del centro.

Lecce è anche buon cibo, musica e artigianato. Qui troverete tutto e ancora di più. La città ha stregato anche Ferzan Özpetek, il grande regista, che così la descrive:

«Ho cominciato a frequentare Lecce poco alla volta, mi portavano in giro a vedere dei posti, conoscevo le persone e così ho finito per innamorarmi dei leccesi e della città.»

Ferzan Özpetek

La visita a Lecce necessita di almeno 2 giorni e io vi consiglio vivamente un tour guidato per scoprire tutti i segreti della città.

Cosa vedere

  • Il centro storico con i suoi palazzi e le sue stradine strette e intricate
  • L’ Anfiteatro romano, costruito nel II secolo d.C., è la più importante testimonianza di epoca romana
  • Il Duomo dedicato a Santa Maria Assunta. Godetevelo con calma, e scoprite ogni minimo dettaglio. Non ne troverete uno uguale in Italia.
  • La Basilica di Santa Croce e l’attiguo Convento dei Celestini, è il più significativo esempio del barocco leccese ed è finalmente senza impalcatura! Il restauro si è concluso poco tempo fa. Io non vedo l’ora di tornare a Lecce per rivedere la facciata nel suo completo splendore
  • Il Castello Carlo V, costruito nel 1539, oggi è sede dell’Assessorato alla Cultura e le sue sale sono utilizzate per eventi cultuali, mostre d’arte, manifestazioni eno-gastronomiche
  • Piazza Sant’Oronzo, la piazza principale della città e per me la più bella di Puglia, è dedicata dal 1656 al patrono.
Il Duomo di lecce di notte – Foto Flickr

Dove mangiare

  • All’ombra del barocco, ristorante, wine bar e caffeteria, ottimo cibo tipico e buon vino del territorio – €€
  • Le quattro spezierie, cucina raffinata a pochi passi da piazza Sant’Oronzo – €€€
  • L’angolo della puccia, per assaggiare la vera puccia salentina, un panino ripieno di salumi e formaggi tutti a km 0 – €
  • Natale pasticceria, per assaggiare il famosissimo pasticciotto leccese – €
  • Pizza&co, per un trancio di pizza al volo – €
Il pasticciotto – Foto da Flickr

Dove dormire

I miei SCOPRI, VIVI, AMA e RITORNA

Scopri

Lecce è una città da vivere con la consapevolezza che anche un balcone può stupirti e lasciarti senza fiato. Scopri la Signora del Barocco e trattala come tratteresti una donna elegante, a tratti presuntuosa ma ricca di fascino e poesia.

Vivi

A Lecce vieni e impara qualcosa.Impara che vivere salentino e leccese significa godersi le ore più tiepide sorseggiando un calice di negroamaro, un vino rosso come la terra intorno a Lecce e prendere la vita con calma, senza perdere di vista i propri obiettivi.

Ama

Per innamorarsi di Lecce, scegli di vivere un’esperienza, che sia una cooking class, una lezione di pizzica, un laboratorio di cartapesta, fai qualcosa che ti torni utile a casa e così ricorderai Lecce per sempre. Io vi consiglio le esperienze proposte da Beeyond Travel e Salento Travel.

Ritorna

Ritorna a Lecce almeno altre due volte: la prima, in Primavera, quando la città si risveglia dal torpore ed è ancora poco affollata; la seconda per la Notte della Taranta, a Melpignano, a pochi km da Lecce. Vivi questo evento, soprattutto per riscoprire quanto è bello “assembrarsi” e ballare tutta la notte.

Vedi Napoli e poi Vivi

A Napoli sono stata due volte e ci tornerei anche domani. Mi ha conquistato il suo fascino e la sua anima vivace. Non credo ci sia nulla di paragonabile a Napoli nel mondo: la città partenopea ha un carattere forte, è una bella donna che ti seduce e poi ti lascia, una Malafemmina, parafrasando Totò. Vorrai evitarla, ma non potrai farne a meno. Questo è il destino di Napoli.

Oggi, per il Lunedì in Italia, vi racconto dell’ultimo viaggio ai piedi del Vesuvio, in questo articolo del 2019, quando mi sono lasciata travolgere dall’animo struggente del Rione Sanità, la vera Napoli.

Io che ho girato tutto il mondo…’o sole ‘e Napule nun l’aggia maje truvate a nisciuna parte!

Roberto Murolo

“Ero già stata a Napoli, ma in quel caldo sabato di fine febbraio sapevo che non sarebbe stata la stessa cosa. La giornata prevedeva un giro nel Rione Sanità, l’anima verace della città partenopea.

Sì, molti lo conoscono per fatti di cronaca che sono avvenuti negli anni in questo quartiere, ma a me questo onestamente non interessava.

Se vivessimo di pregiudizi rimarremmo chiusi in casa a chiederci come sarebbe stato se solo ci fossimo buttati.

Bene, la visita al Rione Sanità è stata magica, un’esperienza VERA, non costruita con abili strategie di marketing come avviene molto spesso nell’era del turismo 2.0.

Il Rione Sanità fu edificato alla fine del XVI secolo in una valle usata come luogo di sepoltura sin dall’epoca greco-romana. Ancora oggi sono visibili tracce importanti di ipogei ellenistici e catacombe paleocristiane. Io ho avuto la fortuna di entrare nel ventre di Napoli e visitare le catacombe di San Gennaro, chiamate così proprio perché pare abbiano ospitato le spoglie del Santo patrono di Napoli, prima che queste venissero traslate nel Duomo, dove sono tutt’oggi.

Ciò che rende grande questo luogo non è solo la sua importanza storico-artistica, ma ciò che c’è dietro. Dietro ci sono un gruppo di ragazzi che hanno realizzato un sogno, un sogno che sembrava impervio, quasi impossibile da realizzare.

La bellezza però può tutto. Può dare la forza di andare avanti e può infondere speranza anche dove sembra non ve ne sia. Così è nata la Cooperativa la Paranza, è nata dal sogno di ridare vita al quartiere partendo da ciò che di più bello ha, il suo patrimonio artistico e culturale. La cooperativa ha preso in mano le catacombe e le ha rese fruibili. Oggi accolgono tantissimi visitatori, circa 13000 lo scorso anno.

Si lasciano ispirare da questa frase di Sant’Agostino:

«La Speranza ha due bellissime figlie: lo Sdegno e il Coraggio di cambiare le cose così come sono»

Io volevo semplicemente ringraziarli perché hanno reso possibile tutto questo, grazie perché dimostrate che in Italia la gente volenterosa e brava c’è, bisogna solo saperla incoraggiare, grazie perché credete ancora nel nostro patrimonio culturale, troppo bistrattato e dimenticato, soprattutto dalla politica.

Ci avete chiesto di farvi pubblicità e io ho deciso di dedicarvi parte di questo articolo.

Il tour a Sanità è continuato tra le viuzze colorate del rione – super instagrammabili – per concludersi con la visita alla Basilica di Santa Maria della Sanità che onestamente descriverei con un “Mamma mia!”: scenografica, mozzafiato, capace di racchiudere una serie di stili e dettagli che in altri luoghi cozzerebbero uno con l’altro.

Dodici piccole cupole la sovrastano e la sua particolare pianta a croce greca la rendono una delle chiese più assurde che io abbia mai visitato.

Particolare menzione per la Maddalena in estasi di Luca Giordano, pittore napoletano di fine ‘600 che io amo particolarmente.

A pranzo, e questa volta non me la sono fatta scappare, PIZZA! Sì, lo scrivo in maiuscolo perché a Napoli la pizza è un simbolo, e non sto parlando per stereotipi.

Ho assaggiato la pizza della Pizzeria Oliva, sempre al Sanità: buonissima. Fateci un salto se passate per quelle parti.

Nel pomeriggio sono tornata nel centro storico di Napoli, patrimonio mondiale dell’umanità. Non c’è niente di paragonabile a quelle stradine, niente paragonabile ai suoni e ai sapori che solo Napoli regala.

Ho visitato il Duomo e il famoso Tesoro di San Gennaro e lì ho lasciato parte del mio cuore: credo sia l’emblema di quello sfarzo seicentesco napoletano che ha reso la città celebre in tutto il mondo.

E poi Napoli è San Gennaro, e viceversa: essere in quel Duomo significa sentirsi parte di un legame che attraversa i secoli e che va oltre la fede. Si parla di una sorta di appartenenza di sangue, un patto tra un popolo e il suo protettore. Qui avviene il miracolo del sangue di San Gennaro che diventa liquido, e, come dicono i napoletani, potete crederci o no , ma se il sangue diventa liquido è meglio, altrimenti sono guai.

Insomma, torno da Napoli con le batterie ricaricate e con la convinzione che questa città può permettersi anche di andare aldilà delle dicerie sul suo conto.

Perchè se è vero che “Vedi Napoli e poi muori” è il detto che va per la maggiore, è anche vero che io dopo poche ore a Napoli, vivrò con la consapevolezza che il bello salva tutti, che la città partenopea è un orgoglio nazionale e che Napoli si può solo amare, o odiare, l’importante è non essere indecisi, non c’è tempo per l’indecisione.

Vedi Napoli e poi vivi…felice!

IMG_4521

Colonna sonora di questo viaggio: Sono sempre i sogni a dare forma al mondo, di Luciano Ligabue.”

Il viaggio virtuale a Napoli lo trovate sulle Ig stories di @ingiroconangela

I 10 musei dove ritornerei – Top 5 Italia

Come sarà tornare al museo dopo lo tsunami Covid 19?

Lunedì, durante il nostro Lunedì in Italia a Firenze sulle Ig Stories di @ingiroconangela, mi avete piacevolmente stupito. Vi ho chiesto con un sondaggio se tornereste a visitare un museo e il 93% di voi ha risposto .

E questo mi rende particolarmente felice. I musei per me sono piccole oasi di serenità e cultura; sono luoghi che conservano storie di epoche passate da tramandare come il nostro più prezioso tesoro; sono simboli di identità e custodi di bellezza. E ne abbiamo fatto a meno per troppo tempo! Portare i miei amici al museo è un motivo di orgoglio per me, soprattutto quando convinco amici che non sono mai entrati in un museo e poi mi chiedono loro di andarci da capo. La prima volta che sono entrata in un museo era il lontano 2007, Musei Vaticani, in gita scolastica e da allora non ho più smesso.

Dal 18 maggio in Italia è ricominciata una lenta riapertura dei poli museali chiusi a causa del lockdown, anche se molti non hanno ancora spalancato le loro porte, causa carenza dell’organico (problema atavico dei musei italiani) e necessità di riorganizzazione per adeguarsi alle rigide regole anticontagio.

E, nell’attesa di poter tornare a varcare la soglia dei musei tranquillamente, ho deciso di stilare una lista dei 10 musei dove ritornerei, 5 italiani e 5 stranieri, dividendo la lista due articoli.

Inizio dalla Top 5 Italia: entriamo!

Un museo è un luogo dove si dovrebbe perdere la testa.

Renzo Piano

5) Museo Diocesano Mata – Matera

Matera, 2020. Durante un corso di formazione per guide turistiche organizzato da GTI – Guide Turistiche Italiane, associazione alla quale sono iscritta da quest’anno, ho avuto modo di visitare il Museo Diocesano di Matera da studiosa e non da guida. E mi è piaciuto tantissimo. Io ho un debole per i musei diocesani e per l’arte sacra. Passerei ore a fissare calici e croci in oro e argento finemente decorati, paramenti sacri e antichi manoscritti. Troverete tutto questo nel museo diocesano di Matera. La città vanta un’antichissima tradizione di artigiani dell’argento e molti di loro creavano opere per le confraternite della città.

Orari: aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00

Biglietto d’ingresso:

  • € 5,00 Biglietto intero
  • € 3,00 Biglietto ridotto per:
    Gruppi organizzati di minimo 20 persone, studenti universitari, over 70, persone con disabilità, famiglie con figli dai 7 ai 18 anni, bambini da 7 a 18 anni, membri dell’UNESCO, ICOM, FAI, GIORNALISTI

Durata della visita: 1h ca.

Arredi sacri risalenti al 1600 – oro, argento e perle

4) Pio Monte della Misericordia – Napoli

Napoli 2015. Il mio primo viaggio nella città partenopea l’ho fatto per andare a vedere le 7 Opere di Misericordia, di Michelangelo Merisi da Caravaggio, custodito nella chiesa seicentesca del Pio Monte della Misericordia. La chiesa si trova in una caratteristica stradina napoletana e, nonostante tutti la visitano soprattutto per questa maestosa pala d’altare del Caravaggio, io ho apprezzato anche molto la Quadreria, una piccola collezione di opere principalmente del glorioso Seicento e Settecento napoletani, tra i quali ricordo il Riposo durante la fuga d’Egitto di Francesco di Mura del 1751. Troverete anche una interessante selezione di opere di arte contemporanea. Il Pio Monte è già riaperto e sarà possibile visitare gratuitamente la Cappella ospitante la pala del Caravaggio.

Orari: Lunedì – Sabato: 9.00 – 18.00 / Domenica 9.00 – 14.30

Biglietto d’ingresso:

Intero: € 8,00
Ridotto: € 6,00 (previa visione del documento attestante)
– Minori di 25 anni;
– Gruppi superiori a 15 persone.

Durata della visita: 2h ca.

Michelangelo Merisi da Caravaggio. 7 Opere di Misericordia – Olio su tela (1607)

3) Pinacoteca di Brera – Milano

Milano 2014. La mia prima volta nel capoluogo lombardo. Prima tappa: la Pinacoteca di Brera.  Galleria nazionale d’arte antica e moderna, il museo espone una delle più celebri raccolte in Italia di pittura, specializzata in pittura veneta e lombarda, con importanti pezzi di altre scuole. Inoltre, grazie a donazioni, propone un percorso espositivo che spazia dalla preistoria all’arte contemporanea, con capolavori di artisti del XX secolo. Ho amato Brera soprattutto per una cosa: ricordo una educatrice museale all’opera con un gruppo di ragazzi e studenti di belle arti che disegnavano come se non ci fosse nessuno intorno a loro. Mi ha dato l’idea di una museo vivo.

Orari: Martedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato, Domenica
8.30 – 19.15 (chiusura biglietteria alle 18.40).

Biglietto d’ingresso:

Intero: € 15,00
Ridotto: € 10,00

Durata della visita: 2h30 ca.

Pinacoteca di Brera

2) Musei Capitolini – Roma

Roma 2020. L’ultimo visitato prima del lockdown sono stati i Musei Capitolini di Roma. Ci tenevo particolarmente a visitare questo museo. La storia della grande Roma mi ha sempre affascinato e ai Capitolini è raccolta tutta, o quasi. Tanta archeologia e testimonianze del passato glorioso della città. E poi la Lupa Capitolina, simbolo di Roma. Ho girato un po’ tutto il museo, che è molto grande e ho avuto un sussulto visitando la pinacoteca, di fronte all’enorme pala d’altare del Guercino, intitolata Seppellimento di Santa Petronilla. Il Museo ha riaperto il 19 maggio.

Orari: tutti i giorni ore 9.30-19.30

Biglietto d’ingresso:

Intero non residenti: € 11,50
Ridotto non residenti:
€ 9,50

Durata della visita: 2h30 ca.

La Lupa Capitolina con i gemelli Romolo e Remo – Bronzo (XII – XIII sec)

1) Galleria degli Uffizi – Firenze

Firenze 2017. Se avete seguito le stories su Firenze, sapete già che la Galleria degli Uffizi è il mio museo preferito in assoluto. La Galleria occupa il primo e secondo piano del grande edificio costruito tra il 1560 e il 1580 su progetto di Giorgio Vasari. Qui ho sentito un senso di appartenenza. Sentivo di essere nel posto giusto per me, un luogo dove la bellezza dell’essere italiano si percepisce a pelle. Non volevo più andar via, davvero. Sono felice di averlo visitato da “grande”: non avrei potuto apprezzarlo appieno senza la consapevolezza che ho maturato negli anni del mio viscerale rapporto con l’arte.

Orari: Martedì – Domenica 8.15 – 18.50

Biglietto d’ingresso:

Intero: € 20,00
Ridotto:
€ 2,00

Durata della visita: 3h30 ca.

Sandro Botticelli. Nascita di Venere – Tempera su tela (1465-1486)

La settimana prossima andiamo all’estero con altri 5 musei. Voi avete un museo del cuore?